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Guide · Infortunio sul lavoro · 7 min di lettura

Tunnel carpale da lavoro: indennizzo INAIL e diritti

Formicolii notturni e presa che cede dopo anni di gesti ripetuti: dal 2008 il tunnel carpale è tabellato per molte lavorazioni. Ecco come farlo riconoscere.

Le dita che si addormentano di notte, il formicolio che sale al polso, gli oggetti che scivolano dalla mano: la sindrome del tunnel carpale comincia così, e chi ripete gli stessi gesti per l'intero turno la conosce bene. Quello che molti non sanno è che, quando nasce dal lavoro, è una malattia professionale a tutti gli effetti, con un indennizzo INAIL e spesso un risarcimento ulteriore dal datore.

Quando il tunnel carpale è malattia professionale

La sindrome del tunnel carpale è una patologia tabellata dal 2008: le tabelle INAIL la collegano alle lavorazioni che comportano movimenti ripetuti dell'arto superiore, prese prolungate della mano e posture forzate del polso. Per chi ha svolto quelle lavorazioni vale una presunzione preziosa: il nesso tra malattia e lavoro si dà per esistente, ed è l'INAIL a dover provare il contrario. Come funziona il sistema delle tabellate, e cosa cambia per le patologie fuori tabella, lo trovi nella pagina sulla malattia professionale.

Se la tua mansione non rientra tra le lavorazioni previste, la domanda resta possibile: l'onere della prova torna però sul lavoratore, e serve una perizia medico-legale che leghi i gesti svolti alla compressione del nervo.

I lavori che lo causano

  • ✓Linee di montaggio e confezionamento: lo stesso gesto ripetuto centinaia di volte a turno
  • ✓Cassiere: il passaggio continuo della merce sul nastro, per ore
  • ✓Parrucchieri: forbici, spazzola e phon impugnati tutto il giorno
  • ✓Sarte e addette alle lavorazioni tessili: cuciture e prese fini ripetute
  • ✓Macellai e addetti alla lavorazione delle carni: presa forzata del coltello e movimenti di taglio
  • ✓Addetti alle pulizie: strizzare, strofinare, spingere con il polso in tensione
  • ✓Muratori e carpentieri che usano utensili vibranti: la vibrazione si somma allo sforzo di presa

Come si documenta

La prova corre su due binari. Il primo è clinico: l'elettromiografia è l'esame decisivo, perché misura la conduzione del nervo mediano al polso e rende oggettiva la compressione, distinguendola da altri disturbi della mano. Il secondo è lavorativo: mansionario, inquadramento e buste paga dicono che lavoro facevi, ma conta soprattutto la descrizione concreta dei gesti ripetuti, quante prese al minuto, con quali attrezzi, per quante ore, con quali pause. Le testimonianze dei colleghi su come si lavorava davvero valgono spesso più dei documenti ufficiali.

La domanda INAIL passo per passo

  1. 1Parti dalla diagnosi. Visita specialistica ed elettromiografia recente, poi un certificato medico che descriva la sindrome e ipotizzi il legame con la lavorazione svolta.
  2. 2Avvia la denuncia di malattia professionale. Se sei in attività, consegna il certificato al datore di lavoro, che è tenuto a trasmettere la denuncia all'INAIL. Se hai cambiato lavoro o non lavori più, la domanda si presenta direttamente: ti seguiamo noi in ogni passaggio.
  3. 3Metti insieme le prove dell'esposizione. Mansionari, turni, descrizione dei gesti e dei ritmi, nominativi dei colleghi disposti a confermare: il fascicolo deve fotografare anni di lavoro ripetitivo.
  4. 4Affronta la visita medico-legale con una perizia di parte. L'INAIL ti convoca per accertare la malattia e il grado. Presentarsi con la documentazione completa e una valutazione indipendente incide concretamente sull'esito.

L'intervento chirurgico non cancella il diritto

L'operazione per liberare il nervo mediano è frequente e spesso risolve i sintomi: molti ne concludono che non ci sia più nulla da chiedere. È vero il contrario. L'intervento è la dimostrazione che la malattia c'era ed era seria, e tutta la documentazione chirurgica entra nel fascicolo: cartella clinica, referto operatorio, certificati di convalescenza. Se dopo l'operazione restano postumi, come forza ridotta, sensibilità alterata o recidive, la valutazione medico-legale si concentra su quelli.

Cosa riconosce l'INAIL

Con il riconoscimento, l'INAIL indennizza il danno biologico: in base al grado accertato alla visita, la liquidazione avviene in capitale oppure in rendita. Non ha senso parlare di cifre standard, perché tutto dipende dal grado riconosciuto e dalla situazione concreta. Un punto però va tenuto fermo: l'indennizzo INAIL non coincide con il risarcimento integrale del danno. Cosa resta fuori, e perché, lo spieghiamo nella guida all'infortunio sul lavoro e al danno differenziale.

Il danno differenziale: ritmi, pause e rischi mai valutati

Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare anche il rischio da movimenti ripetuti e di organizzare il lavoro di conseguenza: rotazioni tra mansioni, pause che permettano il recupero, ritmi sostenibili, attrezzature ergonomiche. L'art. 2087 del codice civile aggiunge l'obbligo generale di proteggere la salute con ogni misura che tecnica ed esperienza suggeriscono. Se sulla tua linea il ritmo lo decideva la macchina, le rotazioni non esistevano e il rischio da movimenti ripetuti non compariva nemmeno nella valutazione dei rischi, al datore si può chiedere la parte di danno che l'INAIL non copre. Per una prima idea dei valori civilistici c'è il calcolatore per lesione; lo stesso ragionamento vale per le altre patologie da sovraccarico, come l'ernia del disco da lavoro.

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